Appuntamento con le madri di oggi: luci e ombre

Ho recentemente avuto modo di leggere e apprezzare un saggio davvero illuminante della collega Sophie Marinopoulos: già il titolo l’ho trovato molto significativo e intrigante, Nell’intimo delle madri: luci e ombre della maternità.

Breve focus sull’autrice: chi è Sophie Marinopoulos

foto da web


La dott.ssa Marinopoulos è una psicologa, psicoanalista, specializzata in famiglia ed età evolutiva, molto vicina al pensiero di Françoise Dolto, Selma Fraiberg e Donald W. Winnicott: per oltre vent’anni ha lavorato nel reparto maternità dell’ospedale universitario di Nantes e in un centro psicopedagogico per bambini e adolescenti. Dal 1999 riceve in una stanza molto particolare, una cucina: lì siede a mangiare con genitori e figli, creando in questo modo una strategia originale e molto accogliente dove poter ascoltare le famiglie delle quali si occupa. Attualmente presiede la Federazione Nazionale per la Prevenzione e Promozione della Salute Mentale della stessa città.

Madri: un salto nel buio
Diventare madri, racconta la psicoanalista, sulla scorta di decenni di intensa pratica clinica, porta sempre con sé la dimensione dell’inatteso: ogni volta che una donna diventa madre, anche qualora abbia già altri figli, è sempre un’esperienza differente, nuova, mai scontata. Non ci sono certezze, nulla è ovvio né prevedibile, «le angosce, la solitudine, i dubbi, le paure, la sofferenza sono in agguato» (p. 9) e il confronto con questo pianeta inesplorato può far vivere sensazioni di destabilizzazione, precarietà, imprevedibilità. Le domande che sorgono nella testa di una donna in procinto di vivere questo cruciale passaggio sono spesso relative al ruolo che rivestirà: che mamma sarò? Saprò capire mio figlio? Come affronterò le difficoltà che incontrerò nella gestione di mio figlio?
Inoltre, il confronto con la propria madre è sempre inevitabile (anche se non sempre a livello cosciente): un’altra frequente domanda che ci si pone, infatti, è “sarò come mia madre o sarò un genitore diverso? Sarò migliore o peggiore di chi si è occupata di me?”. Una dimensione che sarebbe bene affrontare, fin dai corsi preparatori al parto. Le questioni che si aprono, poi, possono essere le più varie e dipendono direttamente dal tipo di rapporto che queste donne hanno intrecciato con le loro madri (biologiche? Adottive? Conosciute? Mai conosciute?) così come dalla personalità di queste madri e dal modo nel quale anche loro hanno vissuto la loro dimensione genitoriale e quella filiale.

foto da archivio personale

La dott.ssa Marinopoulos rileva che spesso le donne divenute poi madri, si trovano a confrontarsi con pensieri che non si sarebbero mai aspettate di “partorire”: ad esempio molte volte ci si confronta con la noia che occuparsi di un bambino può provocare, o altre emozioni come la rabbia, l’insoddisfazione (nello scoprire che il ruolo di madre non colma completamente le esigenze di una donna) o anche l’invidia (per esempio quella provata per le donne senza figli, che hanno più tempo da dedicare a se stesse, al divertimento, ai viaggi, al rapporto di coppia, alla socialità…).
Gli aspetti sopra menzionati sono elementi che sovente le donne faticano a comunicare: dichiarare di sentirsi stufe di un figlio, magari tanto desiderato, sembra impossibile da accettare, quasi come se le mamme non potessero sentirsi fragili! E così la fragilità e l’infelicità delle madri diventa un grido muto, soffocato, represso e la società non sa come affrontare e gestire questi stati d’animo “inaccettabili”, considerati gravi, davvero sconvenienti per una madre che si rispetti… La società resta cieca di fronte a questo disagio, che però continua a covare e a generare vittime nelle stesse madri oltre che nei figli. «La nostra pratica ci pone di fronte ogni giorno madri che soffrono nella più grande solitudine. E questo non perché siano sole, ma perché nella società attuale, la loro sofferenza non può esprimersi» (p. 21).
Ci sono madri che, nonostante abbiano cercato in ogni modo di avere figli, si ritrovano distrutte, gravemente depresse, insoddisfatte della vita che si sono create e delle loro routine quotidiane; a volte si può avere anche il timore di “stare per impazzire”. I sensi di colpa per questi vissuti, inoltre, non fanno che aumentare il carico emotivo; eppure questi stati d’animo, fonte di imbarazzo e vergogna sono così frequenti! Eppure si tende a nasconderli, perché una madre “con tutte le lettere maiuscole” non può permettersi niente di tutto ciò, deve mostrarsi sorridente, essere sempre accogliente, comprensiva, sentirsi felice della sua nuova condizione. I casi di infanticidio, purtroppo, sono situazioni eclatanti che, al loro interno, celano sempre situazioni che attingono proprio a questo “non detto”: lo sa bene l’autrice, che per anni si è occupata anche di madri figlicide, e che ha cercato non solo di entrare nel loro “intimo” ma di far scorgere persino a giudici e giurie di tribunali che cosa può nascondersi dietro gesti così drammatici. Il suo operato, logicamente, non è finalizzato a giustificare atti così gravi ma per comprenderli nella loro disperazione. Sophie Marinopoulos arriva a dichiarare che aver potuto parlare con donne che hanno causato la morte dei loro bambini è stato uno dei più preziosi insegnamenti che abbia mai ricevuto.

foto da web

Madri non si nasce: si diventa
Come è mai possibile che una mamma tolga la vita a colui al quale l’ha donata? Quanta inquietudine ci fanno provare certi sconvolgenti fatti di cronaca, quei dettagli spesso spettacolarizzati dai giornalisti che rendono ancor più laceranti questi drammi della porta accanto. Sophie Marinopoulos, in modo semplice e lineare, ha una risposta a questa domanda: certi bambini muoiono perché non sono mai esistiti nella mente delle loro madri. «Essere incinta non vuol dire aspettare un bambino» (p.138). Per diventare madre, continua l’autrice, non è sufficiente dare la vita ad un bambino: è indispensabile che «si metta in moto tutta una serie di processi. Una madre deve vivere la propria condizione con un senso di sicurezza e fiducia, sentirsi parte di una storia familiare positiva, aver concepito il bambino in un contesto di attesa affettiva, in una speranza di progetto parentale» (p. 37). Al bando, quindi, gli insensati discorsi sull’istinto materno che, al pari dello spirito santo, sembra dover calare necessariamente su tutte le donne che mettono al mondo un figlio, così come tante altre aspettative che spesso abbiamo nella mente ma che risultano quasi o del tutto infondate, su noi, sugli altri, e su come ci dovremmo sentire o comportare. Il bambino che c’è fisicamente ma che manca psicologicamente è una minaccia per l’equilibrio della futura madre, del bambino e della coppia.

foto da Pixabay

Maternità e psicologia
Attualmente la questione della genitorialità risulta di grande rilevanza per le coppie: spesso, come sottolinea l’autrice, assistiamo al vero e proprio “trionfo della medicalizzazione” della gravidanza, perché grazie alle nuove tecnologie e ai recenti saperi, oggi è possibile rendere genitori persone sterili o incompatibili, coppie omosessuali, single. Ciò che prima accadeva “nell’intimo” di una camera da letto, oggi avviene su letti d’ospedale, laboratori farmaceutici, sale operatorie, ambulatori ginecologici, impianti di crioconservazione: il cambio di passo è a tratti sconvolgente, a pensarci.
Non dobbiamo però dimenticare la dimensione psicologica che continua ad esistere, dietro alla fumosa e confusiva coltre di faccende mediche, biologiche, genetiche, ginecologiche che troppo spesso affollano la vita e la mente di aspiranti genitori: su questo l’autrice è chiara e netta. Gli psicologi devono appropriarsi di questa sfera, difendendola dalle frequenti incursioni di altre figure professionali che non riescono ad evitare lo sconfinamento in terre che non gli competono.
Le storie, a volte molto dolorose, altre volte drammatiche, di tante pazienti che si sono rivolte alla dott.ssa Marinopoulos, le hanno permesso di approfondire questioni così complesse e profonde e di scrivere riflessioni intense ma sempre molto rispettose dell’altrui vissuto emotivo e delle scelte dell’altro: inoltre, i drammi di ieri, sottolinea l’autrice, possono costituire una preziosa fonte di idee per evitare che certi accadimenti avvengano nel presente e nel futuro, per pensare insieme ad altri specialisti di realizzare campagne preventive e informative su questioni a volte gravemente sottovalutate o del tutto ignorate.

© 2008-2022 Giorgia Aloisio

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