Che cosa sono le emozioni?
Le emozioni sono eventi soggettivi: proprio per questo motivo, risulta molto complesso indagarle, ancora più complicato è studiarle applicando un metodo che sia veramente scientifico.
Le emozioni sono «la componente soggettiva, la sensazione affettiva che accompagna la condotta di un individuo» (Canestrari e Godino, 1997). La sensazione è l’effetto immediato ed elementare del contatto dei nostri sensi con il mondo esterno: nello specifico il ruolo principale è giocato dai recettori sensoriali (le papille gustative, i coni e i bastoncelli della retina, …) che traducono le informazioni esterne in sensazione.
La percezione, invece, è una complessa elaborazione interna delle informazioni che i nostri organi di senso raccolgono dal mondo esterno: la percezione ci permette di dare significato agli stimoli sensoriali che provengono da fuori del nostro corpo.


Foto da archivio privato

 

Breve storia delle emozioni
In passato, le emozioni erano ritenute un fattore perturbante la sfera razionale, alla quale venivano contrapposte. Come mai? Potremmo spiegare questa idealizzazione/svalutazione di raziocinio/emozionalità legata al fatto che la razionalità sembrerebbe distinguere l’essere umano dagli altri animali, mentre la sfera emozionale/istintuale sarebbe tipica del mondo “animale” (e quindi la parte più “bestiale” dell’uomo). Fino a poco prima di Darwin le emozioni subirono questo tipo di pregiudizio; con l’avvento della teoria darwiniana, invece, le emozioni vennero ad acquisire un ruolo di spicco in quanto ritenute meccanismo adattativo indispensabile per la sopravvivenza della specie. In Psicologia e, in particolare, in Psicoanalisi, grazie a Sigmund Freud le emozioni vennero intese come componente inscindibile del funzionamento mentale, il vero e proprio “motore” dell’essere umano, un “motore” in gran parte immerso nelle acque dell’inconscio.

La sede delle emozioni
La sede fisiologica dell’organizzazione e del vissuto emozionale è stata identificata nel 1937 dal neurofisiologo Papez e tutt’ora l’area cerebrale ha mantenuto il suo nome: questa zona si chiama infatti “circuito di Papez” (o sistema limbico, o anche cervello viscerale). Il sistema limbico funge da intermediario tra varie aree cerebrali, alcune più antiche, altre più giovani (ecco come mai è stato scelto il termine “limbico”: come il limbo, non è né inferno né paradiso ma partecipa delle qualità di entrambi ed è situato tra di loro).


Photo by Pixabay

 

Classificare le emozioni
Secondo alcuni autori, le emozioni si possono distinguere in primarie e miste. Le emozioni primarie sono: collera, schifo, tristezza, paura, sorpresa, accettazione, gioia e aspettativa. Le emozioni miste, invece, sarebbero: amore, sottomissione, spavento, delusione, rimorso, disprezzo, aggressività e ottimismo. Negli anni Venti lo psicologo James Watson identificò tre emozioni già presenti in età neonatale: la paura (che nel bambino molto piccolo si esprime con il pianto, l’arresto della respirazione, smorfie del volto), la rabbia (grida, volto arrossato, respiro irregolare, …) e l’amore (volto disteso, comportamento sereno, sorriso, mimica facciale distesa, …).
Charles Darwin, nel 1872, pubblicò un saggio dal titolo L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali, in cui sosteneva che l’espressione emozionale fosse innata e collegata all’appartenenza ad una specifica specie, mentre la modulazione delle emozioni la attribuiva ad un fattore di tipo culturale. Anche lo psicologo americano Paul Ekman ha dato un importante contributo allo studio del mondo emozionale: ha dimostrato che le espressioni emotive sono universali.



Charles Darwin, photo by Pixabay

 

Bibliografia utile


- Canestrari e Godino, Trattato di Psicologia, CLUEB, Bologna, 1997
- Darwin C. L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali, Bollati Boringhieri, 1872

 

© 2008-2022 Giorgia Aloisio

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