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E dove lo mettiamo lo psicologo di base?

Quante volte ci è capitato di sbuffare e sentirci annoiati, in attesa dal nostro medico di famiglia, perché il paziente prima di noi si dilunga in mille 'chiacchiere' e infiniti racconti con il dottore, racconti che poco o nulla hanno a che fare con la medicina intesa in senso stretto ma che fanno riferimento all'ambito familiare, relazionale, psicologico?


Quando un paziente riversa su un medico conflittualità di questo genere ciò accade perché il 'fardello' è diventato eccessivamente pesante da 'trasportare' e il medico, figura sanitaria per eccellenza, sembra l'unico punto di riferimento in grado di accogliere, comprendere e districare ogni genere di malessere corporeo e psichico.

Quante persone, tra le nostre conoscenze, soffrono in modo più o meno velato di disagi psicologici come, ad esempio, depressione e ansia? Inutile, poi, ricordarvi quanti drammatici casi affollano i giornali e le televisioni: devianza giovanile, atti illeciti e violenti, rotture familiari, casi che, in determinate situazioni, sarebbe stato possibile prevenire, se solo qualcuno avesse avuto modo di segnalare un disagio proprio o dei propri cari. Non dimentichiamo le dipendenze patologiche, come ad esempio la piaga del gioco d'azzardo patologico che sta mietendo numerose vittime con la complicità dello Stato. Nella fase storico-politica che stiamo vivendo, inoltre, tra crisi finanziaria e crollo dei posti di lavoro, le reazioni allo stress sembrano ormai essere diventate pane quotidiano per molte persone e destano minore sorpresa che in passato.


Se pensiamo all'articolo 32 della Costituzione Italiana, nel quale viene puntualizzato che 'la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite a tutti', ci sembra quasi di trovarci in un vicolo cieco: lo Stato ci dovrebbe garantire un’ottimale condizione di salute psicofisica ma fondamentalmente si occupa solo di uno dei due inscindibili poli, quello cioè organico, svalutando la difficoltà che la mente umana si trova spesso a dover fronteggiare. Lo stato di trascuratezza nel quale ormai da decenni vive la psicologia è negli ultimi anni sempre più avvertito e denunciato dagli organi preposti a promuovere la psicologia e il benessere psicofisico (Ordine Nazionale degli Psicologi e Ordini regionali, Ministero della Salute).

Nel 2010 è stata avanzata, presso la Camera dei Deputati, una proposta di legge per istituire la figura professionale dello psicologo di base: in linea con le dichiarazioni della ex presidente dell’Ordine Psicologi Lazio, dott.ssa Marialori Zaccaria, ci permettiamo di muovere alcune osservazioni a questa proposta, ad esempio non è chiaro su quale base teorica si fondi il presupposto che l’elenco degli psicologi di base debba includere anche laureati in medicina e odontoiatria, dal momento che tali branche mediche che non specializzano per nulla nella disciplina psicologica e questo criterio entrerebbe necessariamente in conflitto con l’ordinamento della professione psicologica (leggi qui la lettera dell'Ordine). Tra l’altro, nella proposta viene richiesto agli psicologi che desiderano entrare agli elenchi, di essere iscritti agli ordini della regione di appartenenza da ‘almeno dieci anni’ senza ulteriori specifiche e, soprattutto, senza fare alcuna menzione della specializzazione in psicoterapia che, invece, rappresenterebbe senz’altro maggiori garanzie per gli assistiti.


In Veneto, il presidente della Giunta regionale, Luca Zaia, proprio qualche giorno fa (leggi la notizia qui) ha dato l'avvio alla sperimentazione di questa nuova figura sanitaria di riferimento. Il 5 maggio 2014 il Presidente del Consiglio Nazionale degli Psicologi, Giuseppe Luigi Palma, ha richiesto a gran voce l’istituzione di questa fondamentale figura sanitaria al Presidente Matteo Renzi (consulta il comunicato stampa qui). Da anni, infine, l'Ordine degli Psicologi del Lazio sta combattendo affinché tale riconoscimento avvenga anche nella nostra regione. Ecco quali dovrebbero essere i compiti di questa figura professionale, secondo la proposta citata poco sopra. Lo psicologo di base dovrebbe essere uno specialista convenzionato con il SSN e dovrebbe occuparsi di diagnosticare, assistere e prevenire il disagio psicologico: il suo intervento dovrebbe essere garantito dallo Stato e al cittadino spetterebbe il solo pagamento del ticket, così come è già consolidata consuetudine nella medicina in generale e in tutte le sue branche specialistiche.
Come si arriverebbe ad una visita psicologica? Grazie alla segnalazione del medico di base che, addestrato a rilevare i segnali del disagio psichico e psicologico, dovrebbe consigliare questo tipo di visita specialistica ai pazienti che risultano più fragili sul piano psichico. Nel caso di pazienti in età evolutiva e in collaborazione con le scuole del territorio, inoltre, lo psicologo di base dovrebbe indicare un neuropsicologo specialista nella fascia di età che va dall'infanzia all'adolescenza, una fascia parimenti a rischio di disagio psicologico. Non dimentichiamo che numerosi disagi della popolazione infantile (quali, solo per fare alcuni esempi, dislessia, autismo, ritardo nell’acquisizione delle competenze linguistiche, disabilità di vario tipo e gravità) risentono in maniera cruciale delle dinamiche psichiche che animano i loro sistemi familiari.

Un'immagine della psicoanalista Karen Horney (1885-1952)


Indichiamo, di seguito, alcuni link utili per approfondire questa tematica:

Proposta di legge
Sito Ordine Nazionale Psicologi
Ordine Psicologi del Lazio

Vai all'articolo: Farmaci antidepressivi: il crollo di un mito.


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