Giovanna d'Arco | Guerriera, vergine, santa

 

Giovanna d'Arco

(1412 - 1431)

 

Minore di cinque figli, nata da una coppia di contadini della Lorena, giovane semplice, analfabeta e religiosissima, Giovanna D’Arco (Jeanne d’Arc) è oggi una santa della Chiesa Cattolica. Durante la Guerra dei Cent’anni (1337 – 1453), un conflitto che vide contrapposti per più di un secolo il Regno d’Inghilterra e quello di Francia, questa ragazza assunse un ruolo di straordinario rilievo, considerate le sue umili origini, al punto da arrivare a stravolgere questo capitolo di grande rilevanza nella storia europea.

 

 

Nonostante i genitori l’avessero promessa ad un giovane di Domrémy, il suo paese di origine, Giovanna, spinta da una intensa spiritualità, appena entrata in età puberale, fece voto di castità. Fin dall’età di 13 anni, la giovane iniziò ad avere delle visioni mistico-religiose, ma una, la più importante, la convinse a presentarsi al Delfino di Francia, Carlo VII di Valois (1403 – 1461): in questa ultima visione, la pulzella d’Orléans (epiteto a lei attribuito) aveva ricevuto un preciso ordine direttamente da Dio, ovvero quello di guidare l’esercito francese contro gli Inglesi, affinché la Francia si riappropriasse di alcune terre che un tempo le erano appartenute, consacrando Carlo VII sovrano del Regno. Il Delfino, nonostante le comprensibili perplessità e alcuni dati di fatto non trascurabili (la giovane età di Giovanna, la sua completa ignoranza in fatto di armi e politica), sottopose la ragazza ad alcuni esami in materia religiosa; infine, credette alle sue parole e decise di affidarle l’esercito francese.

 


Giovanna, capelli corti e armatura sempre addosso, capeggiò le truppe francesi e lo fece in modo completamente diverso da quanto accaduto fino a quel momento: nessuna donna aveva mai condotto un esercito. Inoltre, avvezza com’era alla disciplina severa e spartana con la quale aveva impostato la propria vita, fatta di contatto con Dio, meditazione, essenzialità e rigore, impose ai militari un regime quasi ‘monastico’, dedito alla difesa del Regno ma anche alla preghiera, alla confessione religiosa, alla fratellanza con gli altri soldati, nel più totale rispetto dei nemici che in base ai suoi ordini non dovevano essere spoliati, uccisi e nemmeno torturati. La giovane, a cavallo, teneva sempre in pugno una bandiera bianca con la raffigurazione di Dio che benediceva il Giglio, simbolo di Francia e gli Arcangeli Gabriele e Michele.

 

L’8 maggio 1429 l’esercito inglese fu sconfitto dalle truppe francesi presso Orléans: Giovanna aveva vinto la sua battaglia e divenne un’eroina. Chi aveva la fortuna di incontrarla cercava di toccarla, le chiedeva preghiere e grazie, tentava di strapparle anche solo un brandello d’abito o un ciuffo di capelli per poter conservare un pezzo di quella straordinaria impresa storico-politica che aveva favorito la Francia e permesso a Carlo di diventare re. L’anno successivo, però, la sua fama decadde: a seguito di un improvvido assedio di Parigi, condotto senza l’ausilio dell’ex Delfino Carlo, divenuto ormai re, i Borgognoni, alleati degli Inglesi, la fecero prigioniera. Carlo, che pure avrebbe dovuto esserle riconoscente per le vittorie e l’incoronazione ricevuta a Reims, non fece nulla per impedire che la ragazza fosse venduta agli stessi Inglesi, né offrì un riscatto per liberarla: Giovanna fu abbandonata a se stessa, venne considerata una strega e incarcerata. Un vero e proprio tradimento. Nel 1431 si aprì un processo a suo carico, prima per stregoneria, poi per eresia: l’imputata accettò tutto senza ribellarsi, durante i mesi di prigionia pregò costantemente con grande fervore e durante il processo rispose a tutte le domande con mente lucida e spirito di sopportazione, cosa che destò grande sorpresa nell’uditorio.

 

                    Un'immagine tratta dal film La Passione di Giovanna d'Arco,

                     con Renée Falconetti (1928).

 

La sentenza finale fu irrevocabile: Giovanna era un’eretica e quindi da condannare. Sarebbe stata arsa viva sul rogo, così come sarebbe successo, circa un secolo più tardi, a Giordano Bruno. Vestita di bianco, dopo aver chiesto e ottenuto di ricevere l’eucaristia, salì sul rogo dicendo al vescovo Cauchon, colpevole della sua tragica fine: «Vescovo, muoio per causa vostra».
Così si concluse la breve vita della pulzella d’Orléans, morta da vergine, eroina e santa, a soli 19 anni.


 

La vicenda di Giovanna, straordinaria nella sua forza e nel suo messaggio spirituale, ha colpito l’immaginario di molti e spinto numerosi artisti a dedicarle alcune opere: nel 1801 Schiller realizzò un dramma intitolato La pulzella d’Orléans, che fu in seguito musicato da Verdi con il titolo Giovanna d’Arco, Paul Verlaine le dedicò una poesia, La pucelle, Rimbaud pubblicò Una stagione all’inferno per celebrare la giovane come simbolo di purezza e di innocenza… fino ad arrivare al famosissimo Giovanna d’Arco, di Luc Besson (1999) e alla canzone che Fabrizio de André le ha dedicato.


 

Giovanna, all’avanguardia rispetto al mondo medievale nel quale è nata e vissuta, più volte definita la ‘prima donna moderna’, è stata una ribelle, una vera e propria guerriera che, nel 1400 ha saputo trovare la forza e la solidità interiore di ribellarsi al cliché femminile che voleva la donna dedita esclusivamente alla casa e alla famiglia: è stata una combattente in prima linea, ma anche una stratega, capace con la riflessione e l’ispirazione di organizzare un esercito e di tenerlo a regime, imponendo le sue regole e ricordando il messaggio di fratellanza e di amore che aveva ella stessa ricevuto dall’alto.

Il messaggio divino ricevuto durante le apparizioni era chiaro e irrevocabile e così fu vissuto da Giovanna, riportato al Delfino di Francia, realizzato nella pratica: guidare l’esercito francese alla riconquista dei territori usurpati. Nessuna distrazione, nessuna interferenza nell’esecuzione del compito religioso-militare-politico: una vita breve, ma intensa e interamente dedicata alla realizzazione di questo scopo. E per questo, una vita rimasta impressa nella storia di tutti i tempi, studiata sui libri di scuola, ricordata nell’arte e nella letteratura.


 

Giovanna incarna il modello femminile che, pur di combattere per i propri ideali, rinuncia totalmente a realizzare la propria dimensione di donna e con questo respingendo in toto la femminilità in tutte le sue molteplici sfaccettature: rinuncia alla sessualità e di conseguenza alla maternità attraverso il voto di castità, rifiutando di incarnare gli antichi archetipi. Come un’amazzone fiera e competitiva, mostra la sua forza interiore, il coraggio e la determinazione. Con l’uso di abiti maschili e guidando un esercito composto da soli uomini pare perdere ogni traccia di femminile e trasformarsi quasi in uomo: nessuna traccia dell’archetipo della grande madre, della donna fatale, della musa ispiratrice.

 

L’archetipo della Donna Guerriera sembra essere molto diffuso, ai giorni d’oggi: dopo secoli di sottomissione e di accettazione delle regole maschili, le donne hanno deciso di contrapporsi in modo netto al ‘sesso forte’ e si stanno appropriando di nuovi ruoli e nuove professionalità. Maggiore competizione, abnegazione, ambizione. Questa ritrovata forza, però, non deve annullare ciò che di creativo e propriamente femminile esiste in ogni donna: avanzare e pretendere diritti ed equivalenza rispetto agli uomini non deve svalutare ciò che di bello c’è nell’appartenenza al genere femminile. Una piena ed equilibrata realizzazione personale comprende aspetti diversi, variegati e anche contrapposti della personalità: pur rispettando la figura di questa essenziale eroina francese e senza privarla di alcun merito, non dobbiamo mai dimenticare che una rinuncia alle radici storiche e psicologiche dell’essere donna, una piatta e conformistica adesione ad uno specifico modello comportano anche un impoverimento caratteriale che più che una forza rischia di trasformarsi in una franca debolezza.


                                              La firma di Giovanna d'Arco, l'unica parola che la Pulzella

era in  grado di scrivere.


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