Il valore dei sogni

Certi uomini vedono le cose come sono e dicono: perché?

Io sogno cose mai esistite e dico: perché no?


George Bernard Shaw

 

Dream, Traum, Reve, … sogno. Un’esperienza comune agli esseri umani, ai mammiferi ed agli uccelli: un mondo ignoto, che percorre un binario parallelo, quasi virtuale, al di là e al di qua della vita quotidiana. Ma cosa significa sognare? A cosa serve, nell’economia dell’esistenza? Che posizione attribuire all’attività onirica e cosa farne all’interno di una cornice psicoterapeutica?

 

Definizioni
Secondo il “Dizionario di Psicologia” di Galimberti, il sogno è l’attività mentale che ha luogo durante il sonno e di cui è possibile mantenere dopo il risveglio immagini, emozioni, pensieri, ricordi. Secondo la tradizione mitologica, Morfeo dio del sogno, figlio del Sonno e della Notte, si avvicinava senza far rumore ai dormienti per portare loro sogni nei quali penetrava sotto forma di essere umano (morfé in greco vuol dire appunto “forma”); la rappresentazione di questa figura mitologica lo ricorda con una cornucopia al seguito, dalla quale fuoriuscivano i sogni.
Le leggi che regolano il sogno sono per lo più svincolate da quelle della logica classica (principio di identità, di non contraddizione,…); sono invece vicine al mondo dell’affettività e strettamente connesse con i meccanismi che organizzano l’inconscio umano. Il sogno, come definito poco sopra, avviene durante il sonno e non va confuso con il “sogno ad occhi aperti”, un modo di fantasticare che avviene in fase di veglia, con l’ausilio e la guida della coscienza.

 

Storia: dalla preistoria alla psicoanalisi di Sigmund Freud.
L’attività onirica è stata al centro della riflessione umana fin dagli albori della civiltà: ne sono un indicatore alcuni fondamentali ritrovamenti archeologici. Le Grotte di Lascaux, scoperte nel 1940 nella Francia sud occidentale, mostrano esempi di arte rupestre risalenti ad un periodo compreso tra il 15.000 ed il 13.000 a. C.: i graffiti eseguiti dai nostri antenati sono stati variamente interpretati e tra i significati che sono stati loro attribuiti emerge anche quello che fossero rappresentazioni di sogni. Potrebbero essere sogni notturni, sogni diurni ad occhi aperti, disegni basati sulla fantasia, segnali inequivocabili di quanto fossero importanti per l’uomo preistorico il sogno, la sua interpretazione e la carica fortemente creativa di cui l’attività onirica è dotata.

 

Particolare delle Grotte di Lascaux.

 

Passando d’un sol colpo dalla “preistoria” alla storia dei giorni nostri e saltando le interpretazioni rilevanti ma non decisive che nei secoli sono state proposte, possiamo dichiarare che l’autore che più ha segnato la storia del sogno in età contemporanea sia stato Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, medico viennese che tra fine ‘800 ed inizio ‘900 definiva il sogno “la via regia all’inconscio”, strada maestra attraverso la quale penetrare nei meandri della vita non consapevole dei suoi pazienti, allo scopo di migliorare il loro stato psichico e condurli alla salute mentale. “I sogni son desideri”, cantava in epoca più recente Cenerentola: intuizione di chiaro stampo psicoanalitico.

 

Psicoterapia psicoanalitica e psicoanalisi: breve storia dell’interpretazione dei sogni.
L’interpretazione del sogno rappresentava uno dei principali strumenti della terapia freudiana ed il primo sognatore ad essere analizzato fu proprio lo stesso Freud, che esaminò con grande accuratezza i propri sogni attraverso il metodo delle libere associazioni, collegando cioè al sogno le idee che gli venivano in mente senza troppo fermarsi a riflettere. In seguito, Freud applicherà questo metodo anche ai sogni dei suoi pazienti.

 

 

Dopo di lui i suoi allievi, tra cui Carl Gustav Jung, riprenderanno questa metodologia, modificandola solo parzialmente: ancora oggi, nella psicoanalisi e nella psicoterapia ad orientamento psicoanalitico, il metodo dell’interpretazione del sogno rappresenta uno strumento utile per far luce su alcune dinamiche nascoste della vita psichica del paziente.

Secondo Freud il sogno costituiva l’appagamento “allucinatorio” di desideri inconsci non soddisfatti in epoca infantile: dunque, scandagliare e sbrogliare il lavoro del sogno significava accedere alla parte più recondita, segreta, antica, “infantile” della psiche del paziente, portando alla luce verità mai ammesse che finalmente trovavano una via di uscita e di espressione.

 

Quando un paziente raccontava il proprio sogno, Freud gli chiedeva di associare al sogno stesso le idee che via via gli sorgevano in mente: in questa maniera, così spontanea ed in contatto con la parte meno consapevole della psiche, il soggetto “ricostruiva” il sogno e le sue componenti con la sapiente guida dell’analista. L’analista, in seguito, si sarebbe occupato dell’interpretazione finale, costituita dal collegamento tra questi “pezzi” di inconscio connessi al sogno. In questo lavoro di ricostruzione, Freud collegava tra loro contenuto manifesto del sogno (il sogno così come si presentava al risveglio) e contenuto latente (il significato nascosto e inconscio del sogno), dando via libera al mondo dei desideri più segreti ed inconfessabili dei suoi pazienti. Secondo Freud sogniamo ciò che non abbiamo potuto realizzare nella vita da svegli: ma non è sempre facile ammetterlo. Spesso, agli occhi delle persone che lo consultavano, tali verità emergevano nella loro drammatica scandalosità, risultando così inaccettabili da venire addirittura rifiutate e smentite.


In base alla concezione junghiana del sogno, non si trattava di una manifestazione di desideri inaccettabili: il sogno era una rappresentazione spontanea che il paziente aveva del proprio mondo inconscio, trasformata dal sogno attraverso il linguaggio onirico che è di tipo simbolico. Secondo lo psicologo svizzero, la domanda fondamentale da porre al paziente, di fronte al suo sogno, era: “Perché, a che scopo sta sognando questo?”. Non di minore importanza risultavano essere anche i contesti biografici e psicologici del paziente.

 

Le quattro fasi mediante le quali si viene a costituire un sogno sono:
- la condensazione: permette al sogno di esprimere contenuti diversi allo stesso tempo, come per esempio sognare una persona che per alcune caratteristiche fisiche ce ne ricorda un’altra
- lo spostamento: il contenuto essenziale di un sogno viene di solito a trovarsi su elementi apparentemente privi di valore, che però, a ben guardare, lo nascondono
- la trascrizione simbolica: la scena viene rappresentata attraverso il linguaggio simbolico del sogno. L’inconscio è l’unico, grande attore della scena, il vero protagonista, che si maschera e si traveste agli occhi della coscienza che sarebbe pronta a censurarlo
- la drammatizzazione: la psiche, attraverso il sogno, esprime un conflitto inconscio che è presente nella mente del sognatore.

 

Neurofisiologia del sogno: cosa accade a livello cerebrale.
Il tracciato elettroencefalografico di un soggetto che sogna e quello di un soggetto in fase di veglia mostrano forti somiglianze: questo significa che l’attività che avviene nel cervello quando sogniamo (fase REM) è simile all’attività che si svolge quando siamo svegli. Durante il sogno, però, siamo in una fase in cui la “coscienza” subisce alcune modifiche, rispetto alla fase di veglia.

 

 

Come sopra già esposto, a livello neurofisiologico, il sogno è un fenomeno connesso ad una fase particolare del sonno, la fase REM: durante questo stadio avvengono veloci movimenti dei bulbi oculari (rapid eye movement) ed il sognatore percepisce immagini, suoni, odori apparentemente reali. Questi movimenti oculari fanno parte di una generale attivazione caratterizzata da processi vegetativi (accelerazione del battito cardiaco e della respirazione, aumento della pressione sanguigna, erezione,…), neurofisiologici (attivazione della zona ippocampale, subcorticale e mesencefalica del cervello,…), muscolari (calo del tono muscolare, comparsa di movimenti fini nelle mani e nel viso,…), neuroendocrini (attivazione della ghiandola ipofisaria, alterazione di varie classi di ormoni,…).

 

A cosa serve sognare.
Durante la fase REM, di durata breve (da pochi secondi a qualche minuto), si sogna: spesso, però, dimentichiamo di aver sognato e magari solo al prezzo di grandi sforzi riusciamo a riportare alla memoria pezzi di sogno notturno. Alcune persone, appena svegliate, appuntano ciò che ricordano in modo da non dimenticare i sogni e riportarli in seduta psicoterapeutica. La labilità del sogno potrebbe indurre a pensare che sognare sia una attività di poco valore, ma gli studiosi non la pensano così: pur essendo discordi nei loro pareri, a seguito di numerose ricerche in merito, sono state proposte diverse ipotesi per giustificare l’esistenza del sogno nella nostra vita, sia di ordine biologico che di natura psicologica.

Ecco alcune di queste possibili interpretazioni, che certamente non si escludono a vicenda: il sogno

- ha funzioni di “pulizia” dei metaboliti endogeni prodotti all’interno del sistema nervoso
- stimola la corteccia cerebrale, fondamentale specialmente durante i primi anni di vita
- riorganizza gli schemi eccitatori del sistema nervoso centrale che tendono a perdere la loro organizzazione durante la fase del sonno non- REM
- permette di selezionare le informazioni immagazzinate durante il periodo di veglia, distinguendo tra materiale da ritenere (dunque da immagazzinare e ricordare) e materiale da scartare (da dimenticare, grazie al meccanismo dell’oblio)
- soddisfa in parte desideri che non sono stati realizzati durante la veglia
- ristora mente e corpo, un tutt’uno indissolubilmente legato
- aiuta a risolvere problemi ed a trovare nuove soluzioni a questi.

 

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 



Immagine di Anne Geddes 


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