Emozioni: da dove viene l'ansia?

 

L’emozione, secondo il trattato di Psicologia di Canestrari e Godino, è «un evento soggettivo, la sensazione affettiva che accompagna la condotta di un individuo […] attributo e tributo connesso alla parte ‘animale’ dell’uomo». Tra le emozioni più diffuse nell’essere umano, quella che ci condiziona maggiormente e conduce spesso ad una consulenza psicologica, è senza dubbio l’ansia.

 

L’attore romano Carlo Verdone

 

Per lungo tempo (fino all’epoca di Darwin) e persino nell’ambito della Psicologia pre-scientifica, le emozioni erano considerate una perturbazione della condotta razionale dell’uomo: oggi sappiamo che, al contrario, ne costituiscono una parte essenziale, perché senza emozioni l’essere umano non sarebbe … ‘umano’. Le emozioni (gioia, rabbia, paura, …) costituiscono un meccanismo adattativo che serve a garantire la sopravvivenza della specie (umana, ma lo stesso vale per gli animali) e la stessa ansia, se adeguata, ben gestita e congrua con la situazione, può addirittura salvarci la vita. Purtroppo non è sempre questo ciò che avviene e a volte le reazioni ansiose sono spropositate rispetto agli eventi che le possono causare, rendendoci difficile lavorare, studiare, … vivere.
La sede somatica delle emozioni si trova nella parte più profonda del cervello, il sistema limbico, chiamato così in quanto di forma circolare (limbus, in latino, significa ‘anello’). Se scendiamo ancora di più al centro del cervello, troviamo un nucleo molto piccolo ma essenziale proprio nella gestione della paura e dell’ansia (ma non solo), l’amigdala, che vedete raffigurata in questa immagine:

 

 

 

L’amigdala, nucleo centrale del cervello che possediamo in doppia copia, a destra e a sinistra, è una sorta di ‘centralina cerebrale’ connessa con gli stati affettivi e con la memoria emozionale (quel processo che ci permette di valutare il significato emotivo degli eventi) e costituisce l’archivio di questa forma di ricordi. Di fronte ad un evento, è come se l’amigdala fungesse da ‘sentinella psicologica’ del cervello e si domandasse se, in occasione di un fatto, dobbiamo mettere in atto una reazione di attacco oppure di fuga; in queste situazioni, questa piccolissima struttura cerebrale è in grado di ‘mettere letteralmente in ginocchio’ buona parte del nostro cervello, specie la parte più razionale, che come tutti sappiamo per esperienza diretta, in situazioni d’ansia, viene sopraffatta dalle emozioni e sembra sragionare. Mi trovo di fronte ad un reale pericolo oppure posso starmene serenamente in panciolle? Questo è l’interrogativo che tale parte del nostro cervello si pone, analizzando il presente anche alla luce delle esperienze passate.

 

 

L’amigdala è intimamente collegata con molte altre strutture cerebrali: ad esempio è in grado di allertare quell’area che stimola la secrezione nel flusso sanguigno di quegli ormoni che innescano l’attacco o la fuga, è connessa con i centri che permettono all’individuo di muoversi (per esempio per scappare da una situazione di pericolo), con i centri che regolano il battito cardiaco situati nel midollo allungato, con il nervo trigemino … e altro ancora. Molto mistero ruota ancora attorno a questa minuscola struttura, quali sue sezioni siano connesse alle emozioni piacevoli e quali a quelle sgradevoli, per esempio. L’amigdala è inoltre connessa con la rabbia e con il dolore.

Secondo uno studio del 2013 effettuato dall’Università San Raffaele di Milano, pubblicato sulla rivista The Journal of Neuroscience, sembra che anche le dimensioni di questo nucleo cerebrale siano connesse con le emozioni che produce: per rimanere in tema di ‘ansia’, pare che il suo volume sia in grado di spiegare la maggiore o minore tendenza a cadere vittime di stati ansiosi. Già immagino che questa scoperta potrebbe essere ‘manomessa’ in modo scorretto da persone che, per giustificare certi comportamenti, magari immotivati o addirittura illeciti, potrebbero spiegare che hanno agito in un certo modo perché hanno ‘l’amigdala grossa’… ‘scherzando si dice la verità’: chi non è in grado di mettere la propria persona in discussione, tende volentieri ad attribuire la responsabilità di certe scelte a problemi di ordine corporeo anziché a fattori psicologici. L’amigdala, oltre all’elemento ‘dimensioni’, è fortemente influenzata da fattori genetici, ambientali e, last but not least, psicologici: tendiamo ad utilizzare certe reazioni piuttosto che altre perché ci sono maggiormente familiari, congeniali, facili, automatiche, perché il nostro ambiente sociale le favorisce.

 

 

L’ansia, non dimentichiamolo, si manifesta in innumerevoli forme, nella vita umana: è quell’emozione, per esempio, che ci impedisce di salire su un aereo (o nelle sue forme più gravi di uscire addirittura di casa), ci fa reagire in modo inconsulto di fronte ad un animale del quale ci consideriamo ‘fobici’, ci fa sperimentare una improvvisa diminuzione nella capacità di udito di fronte ad un professore che ci sta interrogando, ci fa sbranare le unghie delle mani quando ‘ci sentiamo leggermente nervosi’.
La domanda che dobbiamo porci è: vogliamo continuare a vivere con questa bomba ad orologeria, che ogni tanto esplode e ci rende difficile vivere alcuni eventi della nostra vita (o che ce li fa del tutto evitare), o vogliamo provare a confrontarci con le lontane origini di queste nostre reazioni così viscerali e automatiche? A voi la scelta. La psicoterapia è nata e continua ad esistere per fronteggiare questo problema, insieme ad altri.


Buona vita


 

© 2008-2018 Giorgia Aloisio

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